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Passato il clamore sui risultati delle indagini della magistratura di
Catanzaro per lo scandalo degli esami di Stato per diventare avvocato, il
vertice forense tenta di trovare la strada per arginare il malcostume
delle trasferte verso le sedi di abilitazione più generose.
In
questi giorni il Presidente del Consiglio Nazionale Forense, Nicola
Buccico, dovrebbe confrontarsi con il vicepresidente, Remo Danovi, sulle
correzioni da apportare agli esami di Stato, fin dalla prossima sessione
di novembre. Un chiarimento che dovrebbe avvenire entro venerdi
01.09.2000.
Le modifiche (secondo il calendario stilato a fine luglio) dovrebbero
essere quindi sottoposte al Ministro della Giustizia, Piero Fassino.
In realtà il tempo per mettere a punto cambiamenti di natura legislativa
è strettissimo, soprattutto se si pensa che difficilmente si potrà
definire una proposta su cui convergano tutte le componenti
dell'avvocatura, in modo da sollecitare il Parlamento ad un'approvazione
lampo.
Una difficoltà che potrebbe essere superata solo se le eventuali
modifiche potessero essere introdotte per via regolamentare, possibilità
che è stata presa in considerazione da Buccico. Quanto ai contenuti della
proposta si stanno vagliando le ipotesi di far confluire in poche sedi
nazionali (a prescindere dal distretto di Corte d'appello in cui si è
svolto il tirocinio) e di redistribuire i compiti da correggere fra le
commissioni, in modo da evitare tentazioni o tentativi di favoritismi.
Di queste soluzioni si parla da tempo, anche dopo il fallimento, nel 1997,
del progetto di riforma sull'accesso alla professione presentato
dall'exguardasigilli, Giovanni Maria Flick. Allora erano state proprio le
divergenze all'interno dell'avvocatura, oltre alla rivolta dei praticanti,
a mettere ko la proposta.
D'altra parte, l'allarme sugli esami non è scattato solo a luglio. Pochi
mesi prima il vicepresidente del Consiglio Nazionale Forense Danovi aveva
cercato di scuotere gli Ordini territoriali, chiedendo il monitoraggio sul
fenomeno dei trasferimenti nell'ultimo semestre di pratica e sollecitando
a vigilare sull'effettivo svolgimento del tirocinio. "Appelli caduti
a vuoto", ammette Danovi. A questo punto sarebbe meglio, per il
vicepresidente del CNF, smettere di indossare la "maschera" e
abolire il principiodi territorialità. "Così ciascuno farà l'esame
dove vuole".
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*Da: "Il
sole 24 ore" n°236 Pag.27
- Settembre 2000
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